Giacometti e l'egitto: uno sguardo eterno nel tempio di dendur

Il Metropolitan Museum di New York ha ospitato sfilate leggendarie, da Usher a Madonna. Ma quest'estate, il Tempio di Dendur, un'oasi di pietra tra le sale del museo, si trasforma in un palcoscenico inaspettato per un dialogo millenario: le sculture di Alberto Giacometti.

Un'influenza inattesa dall'antico egitto

Diciassette opere del celebre scultore svizzero, bronze e gessi delicati, sembrano danzare attorno alle colonne millenarie del tempio, regalando uno spettacolo di rara suggestione. La connessione tra Giacometti e l'antico Egitto, un legame che pochi conoscono, è ora al centro di una mostra eccezionale, “Giacometti nel Tempio di Dendur”. La scelta del luogo non è casuale: l’Egitto, con la sua Arte senza tempo, fu una fonte d'ispirazione primaria per Giacometti fin da giovane, quando ammirava i reperti in Italia e poi si dedicava ad ore di studio presso il Louvre a Parigi.

Le figure allungate e tormentate di Giacometti, che sembrano lottare contro l'ineluttabilità del tempo, trovano in questo contesto un'eco sorprendente. Walking Man (1960) e Pointing Man (1947), con le loro posture stilizzate e i profili che ricordano i geroglifici, si fondono armoniosamente con le decorazioni del tempio. Anche The Cat (1954), con la sua eleganza felina, evoca la sacralità degli animali nell'antico Egitto.

Un dialogo tra epoche e culture

Un dialogo tra epoche e culture

La mostra si inserisce in un piano più ampio del Met, che, mentre le gallerie di Arte moderna e contemporanea sono chiuse per un restauro quinquennale, utilizza gli altri spazi del museo per creare dialoghi inattesi tra culture e secoli. Il Tempio di Dendur, un dono dell'Egitto per salvare l'antica struttura dalle inondazioni del Nilo negli anni '70, diventa così il fulcro di questa suggestiva esposizione.

Emilie Bouvard, curatrice della Fondation Giacometti, sottolinea come lo scultore fosse interessato a “creare un'Arte che apparisse eterna, una vita che lotta, che combatte contro la morte”. Un concetto che, a quanto pare, risuona profondamente con la sensibilità dell'Arte egizia. Un Walking Woman (I) del 1932, definita da Bouvard