Pillow chop: il trend che divide gli interior designer (e fa discutere)
Un gesto apparentemente innocuo, un piegatura precisa: il “chop” dei cuscini, quella V decisa che negli anni '80 definiva l'estetica del living. Ma oggi, questa pratica sta scatenando una vera e propria guerra tra gli interior designer. Un’inversione di tendenza che rivela come i gusti, e le regole, del design siano in continua evoluzione.
Le origini del “karate chop” e il suo successo fotografico
Il “chop”, come venivano chiamati affettuosamente, nacque con l'avvento del home staging professionale. I decoratori avevano bisogno di creare ambienti immediatamente perfetti, pronti per le foto delle agenzie immobiliari. La piegatura creava un’illusione di tridimensionalità, un’immediatezza visiva che rendeva le stanze più accoglienti e vendibili. La sua replicabilità era un altro punto di forza: facile da realizzare, divenne un elemento fisso di riviste di arredamento e programmi televisivi di rifacimento casa, diffondendosi rapidamente.

Il declino del trend e la reazione dei designer
Ma come spesso accade, ciò che è di moda tende a stancare. Nel 2019, la designer Jan Showers lanciò un vero e proprio anatema contro il “chop”, definendolo un retaggio degli anni '80 che non aveva più ragione di esistere. E sembra che Showers non fosse sola: molti professionisti hanno condiviso il suo disappunto. Paloma Contreras lo definisce “contrived, fussy, and inauthentic”, sottolineando l’importanza di cuscini “neat and fluffed, but a bit more relaxed”. Rita Konig, con la sua solita lucidità, lo liquida come una “fortune cookie affliction”, preferendo una “buona sberla” al cuscino per renderlo accogliente e invitante.

Un dibattito aperto: tra “blessing” e “no way”
Nonostante il generale dissenso, alcuni designer continuano a difendere il “chop”, seppur in una versione più sottile. Ronald Alvarez e Monica Santayana, del duo Moniomi Design, lo ribattezzano “pillow blessing”, un gesto delicato e quasi reverenziale. Corey Damen Jenkins, invece, ammette che una leggera indentazione può essere accettabile, a patto che sembri “happened naturally”, e non il risultato di un’operazione artificiale. Shea McGee, co-fondatrice di Studio McGee, ha sviluppato un vero e proprio “sistema” che prevede pressioni, tirate e smussature, ma nega che si tratti di un vero e proprio “chop”.
