Cannes: glamour, affari e un red carpet che cambia regole
L’eco delle sfilze e i flash delle star continuano a illuminare il paesaggio, ma dietro la facciata patinata del Festival di Cannes si cela un crocevia cruciale per l’industria cinematografica mondiale. Un luogo dove le proiezioni si mescolano a feste esclusive, incontri strategici e, soprattutto, accordi di distribuzione che possono segnare il destino di un film.
Un palco evoluto: dalle origini al presente
Fin dal 1949, quando fu inaugurato il Palais des Festivals, l'edificio in stile modernista, opera di Hubert Bennett e François Druet, ha rappresentato il cuore pulsante della kermesse. La sua facciata bianca e le ampie vetrate sfaccettate, frutto di una decennale ristrutturazione che ha richiesto ben 4.000 litri di vernice bianca, testimoniano un’evoluzione continua nel segno del design e della funzionalità. Ma Cannes non è solo architettura: è un’icona culturale che attrae sguardi da ogni angolo del pianeta.
L’edizione del 2026, che si terrà dal 12 al 23 maggio, promette scintille, con nomi di spicco come Francis Ford Coppola, David Cronenberg e Yorgos Lanthimos in competizione per la prestigiosa Palma d'Oro. Ma non dimentichiamo che, nonostante la sua aura di esclusività, Cannes mantiene una spiaggia aperta al pubblico, un’oasi di relax accessibile a tutti gli appassionati del cinema.

Il red carpet: un codice d’onore (e di decenza)
Iconico e immancabile, il red carpet di Cannes è lungo 60 metri e conta 24 gradini che conducono al Palais des Festivals. Un percorso che, da anni, definisce lo stile e il glamour del festival. Ma la sua storia è più recente di quanto si pensi: solo nel 1984, su proposta del giornalista Yves Mourousi, ispirato dall'eleganza dei red carpet hollywoodiani, è diventato la cornice scintillante che conosciamo oggi.
L’aria di trasgressione che aveva caratterizzato le passate edizioni, con abiti scollati e treni esagerati, è finita. Nel 2025, gli organizzatori hanno introdotto un rigido codice di abbigliamento, vietando la nudità e gli abiti troppo voluminosi che potrebbero ostacolare il flusso degli invitati. Un provvedimento che ha riportato l’attenzione sull’arte dell’alta moda, come dimostrano gli abiti di Demi Moore in Jacquemus, Jane Fonda in Gucci e Philippine Leroy-Beaulieu in Saint Laurent.
E per chi si chiede come venga riutilizzato il red carpet dopo la conclusione del festival, la risposta è sorprendente: le sue tele vengono donate ad associazioni specializzate nell'economia circolare e nel riutilizzo dei materiali, garantendo così una seconda vita a questo simbolo di cinema e glamour.

Dietro le quinte: sostenibilità e innovazione
La scelta dei colori del red carpet, ad esempio, non è casuale. Dal 2016, sono state sviluppate due tonalità esclusive: il TEATRO rosso per la sezione centrale e il ROSSO per i lati, creando un effetto visivo ricco e saturo, perfetto sia dal vivo che in televisione. Ma l’impegno di Cannes per la sostenibilità va oltre l’estetica: il festival sta esplorando sempre più approcci ecologici anche dietro le quinte, dimostrando che il glamour può convivere con la responsabilità ambientale.
E mentre le star si contendono l’attenzione sulla Croisette, la leggendaria Hotel Martinez, con la sua iconica scala Art Déco restaurata, continua ad essere il rifugio prediletto per celebrità e modelli, un simbolo di lusso e raffinatezza che incarna l’essenza della Riviera Francese.