Il ritorno di prada: dietro le quinte di un set amplificato

Vent'anni dopo averci fatto sognare con l'ascesa di Andy Sachs nel mondo della Moda, Il Diavolo Veste Prada 2 è finalmente nelle sale. Ma cosa si cela dietro le quinte di un sequel che, come ammette il production designer Jess Gonchor, doveva essere “più grande e migliore”? Un restyling scenografico che racconta non solo l'evoluzione di un impero editoriale, ma anche le difficoltà di un'industria in trasformazione.

Un runway rivisitato: più spazio, più storia

L'iconica sede della rivista Runway, un elemento distintivo del primo film, ha subito una metamorfosi radicale. Abbandonando la sensazione di uno spazio contenuto, Gonchor ha optato per una visione più ampia e dettagliata, quasi a voler tradurre visivamente l'espansione digitale e l'evoluzione del panorama mediatico. Le scenografie, realizzate negli studi Kaufman Astoria, sono state ingrandite di un fattore otto rispetto all'originale, permettendo di raccontare una storia più complessa e sfaccettata, che non ruota più unicamente attorno a Miranda e ai suoi assistenti.

“Il primo set era piuttosto contenuto e suggeriva solo uno spazio più ampio”, spiega Gonchor, che ha curato anche le scenografie di film acclamati come No Country for Old Men e Piccole Donne. “Con i nuovi uffici, abbiamo aperto tutto, creando un vero e proprio racconto visivo.”

Tra continuità e cambiamento: l

Tra continuità e cambiamento: l'ufficio di miranda, un'anima intacta

Nonostante l'evoluzione, il design ha mantenuto un legame profondo con il passato. L'ufficio di Miranda Priestly, ispirato alla scrivania di Anna Wintour al World Trade Center, è rimasto fedele alla sua impronta originale: i poster vintage di Runway e le fotografie incorniciate sono ancora lì, a testimoniare la continuità con il film precedente. Tuttavia, la stanza è stata ampliata e arricchita, con l'aggiunta di una scrivania in legno e un'area salotto più accogliente, in linea con una narrazione che esplora la fragilità di un'icona nel contesto di un'industria in declino.

Non volevamo rifare completamente ciò che già funzionava, ma elaborarlo”, sottolinea Gonchor. “Il nostro obiettivo era creare uno spazio che fosse al tempo stesso familiare e rinnovato.”

Dalle location di lusso alla ricreazione di un capolavoro: il tocco italiano

Dalle location di lusso alla ricreazione di un capolavoro: il tocco italiano

Le riprese internazionali hanno portato il film in Italia, con scene mozzafiato a Milano, tra cui un’apparizione durante uno spettacolo di Dolce & Gabbana, e sul suggestivo Lago di Como, presso Villa Balbiano. Un momento particolarmente complesso è stato girato all'interno di Santa Maria delle Grazie, dove è stato ricostruito, su un set locale, un'intima cena. La riproduzione, curata da pittori scenici italiani guidati da uno specialista di scenografie operistiche romane, ha catturato l'atmosfera del luogo originale in modo sorprendente, pur essendo ridotta a tre quarti della sua scala reale. La sfilata di Runway, invece, si è svolta nelle prestigiose sale dell'Accademia di Brera, grazie all'abilità di un team locale esperto nella costruzione di passerelle milanesi.

La produzione, contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, si è svolta in un'atmosfera di grande collaborazione e spirito di squadra. Gonchor ricorda un clima di serenità e armonia sul set, che ha contribuito a dare vita a un progetto coerente e appagante. “Non capita spesso di tornare a lavorare su un film dopo tanti anni”, confessa Gonchor. “Non volevo fare correzioni, ma semplicemente evolvere il mio lavoro.”

E mentre le scene ambientate a New York City restituiscono alla Grande Mela il ruolo di vera e propria protagonista, la scenografia del fashion closet, grazie all'intervento di Stephanie Bowen e Molly Rogers, è un trionfo di alta Moda, con capi e accessori di lusso custoditi sotto l'occhio vigile di una guardia armata. La cifra parla chiaro: l'eleganza e il prestigio di Runway sono più vivi che mai.