Ascot, più che una corsa: un viaggio nella storia e nel lusso britannico
Il Royal Ascot 2026 è ufficialmente iniziato, e con esso, l'esplosione di colori, tradizioni e un'eleganza che pochi eventi al mondo riescono a eguagliare. Ma dietro la sfilata reale e le scommesse milionarie, si cela una Storia secolare, un'evoluzione architettonica e sociale che rende questo evento un vero e proprio tesoro nazionale britannico. Un tesoro che, come vedremo, non ha smesso di rinnovarsi nel tempo, pur mantenendo intatta la sua anima.
Dalle origini modeste al cuore della nobiltà inglese
Tutto ebbe inizio nel 1711, quando la regina Anna, appassionata di corse di cavalli e caccia, individuò East Cote, una zona rurale fuori Londra, come il luogo ideale per una competizione equestre. La prima edizione, con soli sette cavalli inglesi impegnati in tre prove di quattro miglia l'una, nacque così. Un evento che, inizialmente, poco presagiva l'importanza che avrebbe assunto nei secoli a venire. Il premio per il vincitore? Una misera somma di 100 ghinee, oggi una cifra irrisoria, ma all'epoca certamente significativa.
Ma la crescita fu rapida. Già nel 1793, la necessità di una struttura permanente divenne evidente. George Slingsby, un costruttore di Windsor, progettò e costruì tribune per 1.650 spettatori. Un passo fondamentale per trasformare l'evento in un vero e proprio appuntamento sociale, dove, oltre alle corse, si potevano trovare combattimenti di galli, spettacoli circensi e, ovviamente, tentazioni per i giocatori d'azzardo.
La Royal Enclosure, un'icona di esclusività
Un elemento che ha contribuito a definire il fascino del Royal Ascot è la Royal Enclosure, nata nel 1825 quando Re Giorgio IV commissionò una piattaforma di osservazione a due piani riservata alla famiglia reale e ai suoi ospiti. Da allora, la Royal Enclosure è diventata sinonimo di esclusività, con un rigido codice di abbigliamento: gilet e cravatta per gli uomini, abiti o gonne al ginocchio e cappello per le donne. Un dettame che, paradossalmente, contribuisce a elevare ulteriormente l'atmosfera di festa e di celebrazione.

Rinnovamenti e modernità: un'evoluzione continua
Il XX secolo ha visto il Royal Ascot rinnovarsi più volte, adattandosi ai cambiamenti sociali e tecnologici del tempo. Nel 1919, Re Edoardo VII ordinò la demolizione delle vecchie tribune per far spazio a nuove strutture, dotate persino di ascensori. Negli anni '60, la regina Elisabetta II supervisionò la costruzione del Queen Elizabeth II Stand, un edificio moderno in cemento armato capace di ospitare 13.000 persone e dotato di 280 suite private. Un investimento di un milione di sterline che ha segnato una svolta nell'architettura del complesso.
Ma la trasformazione più radicale è avvenuta tra il 2004 e il 2006, sotto la guida dell'architetto Rod Sheard, che ricevette il compito di creare “il miglior ippodromo del mondo”. Il risultato è stato uno spettacolare intervento che ha coinvolto l'intero sito di 180 acri, con un nuovo grandstand capace di accogliere 80.000 spettatori, un’imponente copertura a forma di canopia e colonne che ricordano alberi. Un design innovativo che si integra perfettamente con il contesto storico, preservando l'identità del luogo.
E le novità non si fermano qui. Come riporta People, il Re e la Regina hanno recentemente supervisionato il rifacimento della sala pesi e degli spogliatoi, e l'installazione di 1.200 pannelli solari sul tetto del grandstand. Un segnale chiaro che il Royal Ascot continuerà a evolversi, rimanendo un simbolo di eccellenza e di tradizione britannica per le generazioni future. La cifra parla chiara: 200 milioni di sterline investite per un'esperienza che va ben oltre la semplice corsa di cavalli, un vero e proprio viaggio nel cuore del lusso e della Storia inglese.
